La dogana americana (CBP) ha avviato la transizione definitiva per sostituire il vecchio codice MID con il Global Business Identifier

L’Agenzia delle Dogane e della Protezione delle Frontiere degli Stati Uniti (“CBP”) sta valutando la possibilità di modificare i propri regolamenti per imporre nuovi obblighi di comunicazione volti a garantire all’agenzia una maggiore visibilità sulle catene di approvvigionamento delle merci importate negli Stati Uniti. La nuova proposta normativa della CBP (Heightened Import Disclosures for Supply Chain Visibility), pubblicata sotto forma di preavviso (ANPRM) il 2 settembre 2026, mira a rivoluzionare la trasparenza del commercio internazionale verso gli Stati Uniti. Legalmente parlando, l'atto pubblicato dalla CBP il 2 settembre 2026 è un ANPRM (Advance Notice of Proposed Rulemaking). Si tratta di una fase preliminare, in cui l'agenzia non ha ancora imposto obblighi, ma sta raccogliendo i pareri del mercato (fino al 1° dicembre) per poi scrivere il testo della legge vera e propria. L'ANPRM della dogana, tuttavia, non nasce dal nulla, ma è l'applicazione diretta dell'Executive Order 14411" Strengthening Customs Enforcement" firmato dalla Casa Bianca a giugno 2026. In questi casi, in presenza di un ordine presidenziale così esplicito sul contrasto all'elusione doganale e sul controllo delle filiere, la direzione politica è tracciata. Le regole cambieranno; la consultazione serve solo a stabilire come e in quanti mesi implementarle, non se farlo. Il programma GBI (Global Business Identifier), che dovrebbe sostituire il codice MID, è in fase di test volontario avanzato già da tempo. La dogana ha già l'infrastruttura tecnologica pronta nei propri sistemi informatici ACE. Non siamo di fronte a un'idea teorica, ma a una transizione tecnica già pianificata nei dettagli. La proposta si articola su tre pilastri tre pilastri fondamentali:

1. Tracciamento completo dei partecipanti (Identità)

La CBP vuole sapere con precisione chirurgica chi tocca la merce lungo tutta la filiera, superando i limiti del vecchio codice MID.

Identificativi globali (GBI): Introduzione di codici aziendali univoci standardizzati (come i numeri D-U-N-S,GLN o codici LEI).

Trasparenza estesa: Obbligo di dichiarare l'identità legale e il ruolo non solo del fornitore diretto, ma di tutti gli intermediari, inclusi produttori di materie prime, confezionatori, distributori e piattaforme di e-commerce.

L'obiettivo di questo pilastro è eliminare l'anonimato e le ambiguità nella catena di approvvigionamento. Il vecchio codice MID (Manufacturer/Shipper Identification), creato negli anni '80, viene generato combinando le prime lettere del nome e dell'indirizzo del produttore: questo metodo causa continui duplicati e rende facile per i malintenzionati aggirare i controlli semplicemente modificando una virgola o una lettera nel nome aziendale.

La CBP propone di sostituire o integrare il MID attraverso:

- Adozione dei GBI (Global Business Identifiers): Obbligo di utilizzare codici aziendali standardizzati a livello internazionale (come i numeri D-U-N-S, GLN di GS1, e LEI). Questi codici contengono dati aziendali già verificati da enti terzi, inclusa la struttura societaria (chi possiede chi).

- Dichiarazione dei ruoli intermedi: Gli importatori non potranno più limitarsi a indicare il "venditore" e lo"speditore". Sarà obbligatorio identificare ogni singola entità, che ha manipolato la merce: il produttore agricolo o minerario originario, il trasformatore, l'imballatore, il distributore logistico e, nel caso delle vendite online, il marketplace, che ha facilitato la transazione.

2. Acquisizione dei documenti doganali esteri (Documentazione)

L'agenzia punta a verificare la congruenza di ciò che viene dichiarato all'ingresso negli USA con quanto dichiarato all'uscita dal paese di origine.

Allineamento dei dati: Gli importatori potrebbero dover presentare o conservare i documenti fiscali e doganali, che l'esportatore estero ha consegnato alla dogana del proprio paese (es. bolle di esportazione estere, licenze, certificati di origine e fatture commerciali originarie).

Questo è uno degli aspetti più rivoluzionari e discussi della proposta. Attualmente, la dogana statunitense vede solo la documentazione d'importazione presentata negli USA. La CBP ha riscontrato numerose discrepanze (es. merci che lasciano la Cina dichiarate come "tessuti" e arrivano negli USA dichiarate come "giocattoli" per pagare meno dazi, oppure valori artificialmente ribassati).

Per contrastare questo fenomeno, la CBP valuta di richiedere agli importatori di ottenere e conservare:

- Dichiarazioni di esportazione estere: I documenti ufficiali presentati dal fornitore alla dogana del proprio paese di partenza.

- Fatture commerciali di origine e packing list: La documentazione commerciale nativa, per verificare che i prezzi, le quantità e le descrizioni delle merci corrispondano al centesimo con quanto dichiarato all'ingresso negli Stati Uniti.

- Licenze e permessi di esportazione: Documenti, che certificano la legalità dell'esportazione dal paese d'origine, riducendo il rischio di commercio di merci contraffatte o vietate.

3. Tracciabilità tecnologica della filiera (Tecnologia)

La CBP intende sfruttare le innovazioni digitali per "disegnare" la storia di ogni singolo prodotto.

Sistemi di tracing avanzati: Integrazione di tecnologie per monitorare i passaggi logistici dei beni a monte (Tier 2 e Tier 3), risalendo fino all'origine delle materie prime per contrastare il lavoro forzato, l'evasione dei dazi e le triangolazioni illegali di merci (transshipment).

Questo pilastro risponde alla necessità di applicare in modo rigoroso leggi stringenti come l'UFLPA (Uyghur Forced Labor Prevention Act) e le normative anti-triangolazione. La CBP vuole essere in grado di ricostruirela "storia" di un prodotto dall'estrazione della materia prima fino al porto di arrivo.

La proposta esplora l'adozione e l'integrazione nei sistemi doganali di:

Tecnologie di Tracciabilità (Supply Chain Tracing): Utilizzo di piattaforme basate su blockchain, registri distribuiti o software di geolocalizzazione logistica avanzata per mappare i fornitori di secondo e terzo livello (Tier 2 e Tier 3), ovvero i fornitori dei tuoi fornitori.

Integrazione dei dati operativi: Raccolta di prove fisiche e digitali della produzione, come iregistri dei trasporti interni nel paese estero, i cartellini dei tempi dei lavoratori o i certificati di analisi dei materiali, per garantire che le merci non provengano da regioni o entità sottoposte a sanzioni o collegate al lavoro forzato.

L'impatto di questa riforma varia notevolmente a seconda del settore merceologico e del canale di vendita utilizzato dall'azienda italiana. Negli ultimi mesi del 2026, la CBP e il governo statunitense hanno progressivamente inasprito i parametri di due diligence doganale.

Di seguito vengono analizzati tre scenari pratici e settoriali per capire come un'azienda italiana dovrà adeguarsi ai tre pilastri della normativa.

Scenario 1: Azienda di Moda / Abbigliamento (Focus suTracciabilità)

Immaginiamo un'azienda tessile o un calzaturificio, che produce in Italia, ma acquista filati o pelli all'estero ed esporta il prodotto finito negli USA.

Adeguamento al Pilastro 1 (Identità): L'azienda non potrà più utilizzare il semplice codice MID in fattura. Dovrà richiedere un codice GLN (Global Location Number) per la propria sede e per ogni stabilimento produttivo, comunicandolo al proprio distributore o cliente americano (l'Importer of Record).

Adeguamento al Pilastro 2 (Documentazione): Al momento dell'esportazione dall'Italia, il doganiere italiano rilascia la bolla doganale di esportazione (DAU/EX). L'azienda italiana dovrà obbligatoriamente inviare copia di questa bolletta doganaleitaliana al cliente americano. La CBP incrocerà i dati per verificare che il valore e la descrizione della merce dichiarati in uscita dall'Italia corrispondano al centesimo a quanto dichiarato in ingresso negli USA.

Adeguamento al Pilastro 3 (Tecnologia - Tracciabilità): La moda è un settore ad altissimo rischio per la CBP. L'azienda italiana dovrà mappare e fornire i codici identificativi o le certificazioni anche dei propri fornitori di materie prime (Tier 2/Tier 3) per dimostrare che il cotone o le pelli non provengano da regioni sottoposte a sanzioni per lavoro forzato (es. Xinjiang) o da triangolazioni illecite.

Scenario 2: Produttore di Macchinari Industriali o Arredamento (Focus su Resa DDP)

Molte aziende italiane vendono storicamente ai clienti americani con resa DDP (Delivered Duty Paid), gestendo lo sdoganamento negli USA a proprio nome tramite una filiale locale o un intermediario.

Il problema della resa DDP:

Con le riforme doganali introdotte a fine 2026, operare in DDP "a distanza" sta diventando estremamente oneroso. I customsbroker americani richiedono controlli severissimi prima di accettare pratiche da soggetti esteri.

Adeguamento al Pilastro 1 e 2: L'azienda italiana,che agisce come Importatore negli USA, dovrà dotarsi di un codice LEI (LegalEntity Identifier) o D-U-N-S ufficiale. Inoltre, dovrà conservare nei propri archivi americani (o del broker) i documenti doganali di esportazione emessi in Italia.

Azione pratica: Molte imprese italiane stanno valutando di abbandonare la resa DDP a favore della resa DAP (Delivered At Place), lasciando che sia il cliente americano a figurare come Importatore Ufficiale (IOR), oppure stanno potenziando la propria struttura societaria negli Stati Uniti (es. aprendo una LLC locale con presenza reale) per non subire blocchi doganali.

Scenario 3: Azienda Agroalimentare o Beni di Consumo tramite E-commerce / Marketplace

Un'azienda italiana, che vende olio, vino o specialità gastronomiche direttamente a clienti finali americani o tramite piattaforme come Amazon.

Adeguamento al Pilastro 1 (Trasparenza del Marketplace): La proposta della CBP impone di dichiarare anche il ruolo delle piattaforme online. Se l'azienda vende tramite un marketplace, la dichiarazione doganale statunitense dovrà includere sia l'identificativo univoco (GBI) del produttore italiano, sia quello del marketplace logistico americano.

Adeguamento al Pilastro 2 e Certificazioni: Questo pilastro si sovrappone ai controlli già rigidi della FDA e ad altre normative del 2026 (come l'obbligo di trasmissione elettronica dei certificati CPSC per i beni di consumo). L'azienda italiana dovrà garantire la perfetta corrispondenzatra le fatture commerciali native emesse in Italia e i dati digitali trasmessi ai sistemi doganali americani (ACE).

Cosa devono fare subito le aziende italiane?

In questa fase di transizione (con la consultazione pubblica aperta fino al 1° dicembre 2026), le aziende esportatrici italiane dovrebbero:

  1. Censire i propri identificativi: Verificare se si possiede già un codice D-U-N-S, GLN o LEI attivo e allineato all'indirizzo della sede produttiva.
  2. Rivedere i contratti logistici: Confrontarsi con i propri spedizionieri e partner commerciali negli USA per capire chi si assumerà la responsabilità della conservazione della documentazione doganale estera.

Le aziende non conformi rischiano sanzioni economiche pesantissime, il blocco immediato delle merci e l'esclusione dal commercio con gli Stati Uniti. L'iniziativa della CBP (Heightened Import Disclosures) attua le direttive dell'Executive Order 14411 "Strengthening Customs Enforcement" emesso a giugno 2026, il quale impone una linea di tolleranza zero contro le frodi doganali, il lavoro forzato e l'elusione dei dazi.

Le sanzioni e i blocchi operativi introdotti o potenziati da questo nuovo quadro normativo includono:

1. Blocchi delle Merci e Sequestri Rapidi

Fermo Doganale (Detention): Se l'importatore (IOR) non fornisce l'identità tracciata dei fornitori (GBI) o i documenti di esportazione esteri richiesti, la CBP blocca la merce al porto di ingresso. L'azienda ha pochissimi giorni per dimostrare la piena conformità della filiera.

Sequestro e Distruzione Accelerati (Seizure & Disposal): La nuova normativa accelera le procedure di abbandono e distruzione delle merci non conformi. Se i prodotti violano le leggi sul lavoro forzato o la sicurezza dei beni di consumo, la CBP ha l'autorità di confiscarli e distruggerli rapidamente.

2. Sanzioni Finanziarie Aggravate

Soglia Minima della Penale al 50%: L'Executive Order del 2026 introduce un "pavimento" (minimum penalty floor), che impone sanzioni pari almeno al 50% del valore delle merci per le violazioni doganali legate a frodi, classificazioni errate o triangolazioni illegali. Questo limita fortemente il potere della dogana di negoziare o ridurre le multe.

Escalation dei Costi di Fideiussione (Customs Bonds): Per le aziende considerate ad "alto rischio" o con una catena di approvvigionamento opaca, la CBP aumenterà l'importo delle fideiussioni doganali richieste per poter importare, rendendole operazioni finanziariamente insostenibili.

3. Sanzioni Amministrative e Reputazionali

Sospensione dello Status di Importatore: La CBP introdurrà un sistema di classificazione del rischio per gli importatori (risk tiering). Chi non mantiene una condotta impeccabile perde il requisito di "buona reputazione" (good standing) e può subire la revoca del diritto di importare negli Stati Uniti o il divieto di nominare spedizionieri e broker.

Responsabilità dei Doganisti (Customs Brokers): La pressione non ricade solo sulle aziende. La CBP è autorizzata a sanzionare duramente i broker doganali americani, che accettano di rappresentare clienti ripetutamente non conformi o che non collaborano tempestivamente alle verifiche, spingendo i broker a rifiutare i clienti considerati non trasparenti.

Registro Pubblico della Non-Conformità: Verranno pubblicati rapporti annuali sulla trasparenza delle attività di contrasto, esponendo pubblicamente i marchi e le aziende, che violano le regole sulla tracciabilità.

4. Controlli Ispettivi a Tappeto (Audits)

Aumento dei controlli mirati: La CBP ha intensificato drasticamente l'uso di audit formali e ispezioni guidate dall'Intelligenza Artificiale. Nel corso del 2026 le verifiche fiscali e documentali sulle aziende importatrici hanno registrato una crescita esponenziale, mirata a scovare discrepanze di valore o di origine rispetto ai documenti doganali emessi nei paesi partner come l'Italia.

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