L’uso non autorizzato di opere musicali protette da copyright allo scopo di sviluppare, addestrare e gestire i modelli di intelligenza artificiale

Nella tarda serata di venerdì 28 agosto 2026, è stata formalizzata l'azione legale collettiva, promossa da un gruppo di 35 editori musicali guidati da Sony Music Publishing e Warner Chappell Music, presso la U.S. District Court for the Northern District of California nei confronti di Anthropic PBC, una delle più importanti aziende di intelligenza artificiale (AI) ed engineering al mondo, nota principalmente per aver creato la famiglia di modelli linguistici e chatbot Claude.

L'accusa sostiene che Anthropic avrebbe scaricato e inserito illecitamente nei propri dataset di addestramento i testi e gli spartiti di decine di migliaia di canzoni protette da copyright. Tra i brani citati figurano successi planetari di artisti come Taylor Swift, i Beatles, Beyoncé e brani iconici come "Eye of the Tiger. La causa contesta, in particolare, l’uso non autorizzato di opere musicali protette da copyright allo scopo di sviluppare, addestrare e gestire i modelli di intelligenza artificiale Claude. Invece di negoziare accordi di licenza commerciale con i legittimi proprietari, l'azienda si sarebbe rivolta a librerie pirata digitali e reti BitTorrent per raccogliere enormi dataset di testi e spartiti musicali. L'accusa avrebbe depositato comunicazioni aziendali interne di Anthropic (emerse durante le fasi preliminari), in cui i dipendenti definivano una delle fonti pirata utilizzate (Library Genesis) come un sito “estremamente losco e sospetto”. L'accusa evidenzia, altresì, che l'azienda era pienamente consapevole dell'illegalità della fonte, ma ha inteso procedere ugualmente. I publisher accusano Anthropic di aver avviato un'operazione interna clandestina denominata “Project Panama”, in base alla quale l'azienda avrebbe acquistato massicci stock di canzonieri e libri di spartiti di seconda mano per poi sottoporli a una "scansione distruttiva" (tagliando le rilegature per digitalizzarli rapidamente attraverso scanner industriali). Anche in questo caso verrebbe citato un documento di pianificazione interno risalente al 2024, in cui il management ammetteva esplicitamente di star lavorando a questo. Sempre secondo quanto sostenuto dall'accusa, Anthropic avrebbe, quindi, violato il Digital Millennium Copyright Act (DMCA). Durante la fase di pulizia ed elaborazione dei dati, infatti, gli algoritmi di Anthropic avrebbero deliberatamente rimosso le informazioni sulla gestione del copyright (CMI), come i nomi degli autori, i marchi editoriali e i dati sulle licenze. Questa rimozione avrebbe, quindi, privato gli autori dei legittimi crediti e avrebbe permesso a Claude di elaborare e memorizzare i testi in modo anonimo. In ultima analisi, il modello Claude agirebbe come un canale di distribuzione non autorizzato in quanto la capacità del software di intelligenza artificiale sarebbe tale da riprodurre un testo protetto da copyright parola per parola, in modo identico o quasi identico all'originale.  Esiste un mercato florido di siti web e applicazioni di testi musicali (come Genius o Musixmatch), che pagano regolari licenze multimilionarie a Sony e Warner per poter mostrare legalmente le parole delle canzoni. Fornendo i testi “verbatim” (cioè “parola per parola”), all'interno della propria chat a pagamento (ClaudePro), Anthropic si sostituisce a questi canali autorizzati. L'utente non ha, dunque, più bisogno di andare sui siti licenziati, privando così i publisher e gli autori delle loro royalties e dei ricavi pubblicitari. 

L'azione legale, tuttavia, non colpisce solo l'azienda. L'accusa, infatti, sostiene che il CEO Dario Amodei e il co-fondatore Benjamin Mann abbiano direttamente autorizzato, supervisionato e partecipato alle attività di pirateria. Nello specifico, l'atto accusa Mann di aver utilizzato personalmente client BitTorrent per scaricare milioni di opere illegali poi confluite nei server aziendali. Ciò riflette l’apertura di un fronte legale diretto contro i dirigenti delle aziende di IA, comprese alcune delle principali realtà mondiali del settore.

Nel diritto societario, la regola generale prevede che i dirigenti non rispondano con il proprio patrimonio delle violazioni commesse dall'azienda (autonomia patrimoniale imperfetta). Citando direttamente i founder, l'accusa sta tentando di superare questo schermo legale. Per farlo, i publisher devono dimostrare che i dirigenti hanno ordinato, autorizzato o partecipato personalmente e attivamente all'illecito, agendo non solo come meri amministratori ma come veri e propri "autori del reato".

Nel diritto d'autore statunitense, un individuo può essere ritenuto personalmente responsabile se si dimostra che:

- aveva il diritto e la capacità di supervisionare e fermare l'attività illecita e ha tratto un beneficio finanziario diretto da essa (responsabilità indiretta);

- ha indotto, causato o contribuito materialmente alla violazione conoscendone la natura illecita (responsabilità concorrente). L'accusa a Benjamin Mann di aver usato client BitTorrent personali per scaricare i dataset pirata mira a soddisfare esattamente questo requisito probatorio.

I ricorrenti chiedono il risarcimento dei danni, provvedimenti ingiuntivi, la divulgazione delle informazioni relative ai dati di addestramento e la distruzione delle copie contraffatte. Chiedono, inoltre, un risarcimento forfettario fino a 150.000 dollari per ciascuna opera, per cui sia stata accertata una violazione dolosa, nonché fino a 25.000 dollari per ciascuna presunta violazione relativa alla rimozione o all’alterazione delle informazioni di gestione del diritto d’autore. Dato il volume delle opere in questione, l’esposizione potenziale potrebbe essere astronomica. Se il giudice dovesse condannare i dirigenti in solido con la società, i patrimoni personali di Amodei e Mann sarebbero direttamente aggredibili, esponendoli al rischio concreto di un collasso finanziario personale, che le polizze assicurative aziendali standard potrebbero non coprire in caso di provato dolo.

Il contenzioso in esame segna il definitivo tramonto della dottrina manageriale orientata all'assunzione aggressiva del rischio tecnologico in spregio ai presidi di conformità normativa ("Move fastand break things"). Per anni, l'ecosistema delle startup tecnologiche ha operato secondo un paradigma operativo, che privilegiava la velocità di sviluppo e il rilascio prematuro dei sistemi rispetto alla preventiva due diligence legale, internalizzando i benefici dell'innovazione ed esternalizzando i costi del contenzioso. L'estensione della responsabilità risarcitoria all'organo di gestione scardina questo modello, imponendo una transizione forzata verso una governance improntata alla prudenza e al rispetto preventivo dei diritti IP.

Vale la pena ricordare che solo il 20 luglio 2026, la giudice federale Araceli Martinez-Olguin della Corte di San Francisco aveva firmato l'approvazione finale del patteggiamento storico da 1,5 miliardi di dollari nella class actionBartz et al. v. Anthropic. Si tratta a tutti gli effetti del più grande accordo transattivo nella storia del diritto d'autore negli Stati Uniti.

Il messaggio a dirigenti, funzionari e amministratori

Anche quando le attività di IA sono condotte tramite una società, può sorgere una responsabilità legale personale qualora venga contestato un coinvolgimento diretto nel processo decisionale, nella condotta stessa o nella supervisione di attività, che potrebbero essere considerate illecite.

La costituzione in società non garantisce necessariamente una protezione completa qualora venga contestata la partecipazione personale o la collaborazione alla condotta illecita.

Quali insegnamenti trarre dalla causa Sony & Warner v. Anthropic?

  1. Effettuare una revisione approfondita dell’intera catena di utilizzo dei contenuti. La revisione dovrebbe esaminare non solo se le piattaforme di IA generano risultati, che possano essere considerati illeciti, ma anche le fonti dei dati di addestramento, i termini di licenza, le pratiche di raccolta dei dati, la documentazione interna e la capacità dell’azienda di dimostrare di aver implementato misure di controllo ragionevoli.
  2. Il management e i dirigenti non possono considerare i rischi relativi al diritto d’autore come una questione di esclusiva competenza del team tecnico o di un fornitore esterno. Le decisioni relative alle fonti di informazione, alle politiche di acquisizione dei dati, all’uso di banche dati di terze parti, alla gestione dei reclami e al funzionamento dei meccanismi di filtraggio sono decisioni gestionali con diretta rilevanza giuridica.
  3. I rapporti con i fornitori di IA dovrebbero prevedere una valutazione concreta, non limitarsi a semplici dichiarazioni generiche di conformità legale. Tale valutazione dovrebbe riguardare le fonti dei contenuti e dei dati, l’ambito degli impegni contrattuali e delle licenze, i meccanismi di indennizzo, le politiche, che regolano l’uso delle informazioni fornite dai clienti, le capacità di filtraggio dei risultati, i meccanismi di audit e un adeguato livello di trasparenza.
  4. È necessario implementare un’efficace politica di conformità in materia di IA, che includa la mappatura degli utilizzi dell’IA, la definizione di regole relative ai contenuti, che non devono essere inseriti nei sistemi di IA, l’istituzione di un processo di approvazione per gli utilizzi sensibili, il collaudo dei risultati ad alto rischio, la documentazione delle decisioni e la preparazione di una procedura di risposta rapida in caso di accuse di violazione del diritto d’autore.

In conclusione, la causa intentata contro Anthropic dimostra che, nell’era dell’IA, il diritto d’autore non è solo una questione legale perl’azienda stessa. Può anche comportare una responsabilità personale diretta per i dirigenti, che prendono decisioni, approvano processi o ignorano i segnali di allarme. L’uso responsabile, autorizzato e documentato di contenuti e dati non è solo un requisito di conformità: è una componente fondamentale per la tutela dell’azienda e del suo management.

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