I diritti e i poteri degli azionisti negli Stati Uniti

Diritti e trattamento equo di azionisti e dipendenti

Poteri degli azionisti

Quali poteri hanno gli azionisti per nominare o revocare gli amministratori o per richiedere al consiglio di amministrazione di intraprendere una determinata linea d’azione? Quale maggioranza dei voti degli azionisti è necessaria per eleggere o revocare gli amministratori?

Ai sensi del diritto societario statale, gli azionisti hanno generalmente il diritto di eleggere gli amministratori (cfr. sezione 216 della Delaware General Corporation Law (DGCL)).

Storicamente, le società americane utilizzavano il sistema del Plurality Voting per le elezioni non contestate (cioè le normali elezioni annuali, in cui non c'era alcuna guerra di potere e i candidati sulla scheda erano esattamente pari ai seggi disponibili). Sulla scheda di voto non esisteva il tasto "No" o "Contrario". L'azionista aveva solo due opzioni per ogni candidato: voto a favore oppure astensione. Diventavano, quindi, amministratori i candidati, che ricevevano il maggior numero di voti favorevoli. Poiché i voti di astensione non venivano contati e non esisteva il voto contrario, in un'elezione non contestata a un candidato bastava ricevere anche un solo voto a favore per essere eletto. Se, per assurdo, il 99,9% degli azionisti si asteneva in segno di protesta contro un amministratore, ma lo stesso amministratore votava per sé stesso (1 voto favorevole), veniva eletto automaticamente. Questo sistema rendeva il voto degli azionisti una pura formalità e i membri del Consiglio di Amministrazione erano di fatto inamovibili. Le società le hanno, quindi, implementato questa richiesta attraverso due diversi percorsi:

1)      Modifica dello Atto Costitutivo o Statuto

È la soluzione più rigida e vincolante. La società modific aufficialmente il proprio atto costitutivo o statuto inserendo la regola del Majority Voting. Se un candidato del management non ottiene la maggioranza dei voti espressi, l'elezione fallisce legalmente e il seggio resta vuoto. Vale la pena sottolineare a questo proposito che se la regola viene inserita nell'atto costitutivo diventa gerarchicamente superiore e ancora più difficile da modificare in futuro rispetto a quella prevista dal semplice statuto.

Opzione B: Politiche aziendali di dimissioni coatte

Molte società, per evitare di modificare l’atto costitutivoo lo statuto, hanno adottato una via di mezzo contrattuale. Mantengono formalmente il vecchio sistema della maggioranza relativa (Plurality), quindi l'amministratore sgradito risulta tecnicamente eletto anche con un solo voto. Tuttavia, la società approva una politica interna, che obbliga quell'amministratore a rassegnare immediatamente le proprie dimissioni se non ha ottenuto la maggioranza dei voti.

In questo secondo caso, il Consiglio di Amministrazione si riserva spesso il diritto di analizzare le dimissioni e decidere se accettarle o respingerle (ad esempio se la rimozione immediata creasse un danno operativo alla società), un meccanismo che gli attivisti spesso criticano perché lascia l'ultima parola al Board e non al mercato.

Nel 2006, lo Stato del Delaware ha approvato una storica riforma della sua legge societaria (DGCL), modificando in modo mirato le Sezioni 141(b) e 216. Questo intervento è stato la risposta formale del legislatore al "Movimento per il Voto a Maggioranza" (Majority Vote Movement) guidato dai grandi fondi pensione e azionisti istituzionali. Prima del 2006, infatti, il tentativo delle aziende di adottare il sistema del voto a maggioranza si scontrava con un enorme paradosso legale: il problema del "direttore fantasma" (Holdover Director). Secondo la legge del Delaware e non solo, un amministratore in carica resta nel consiglio fino a quando non viene eletto e qualificato il suo successore. Quindi cosa succedeva se una società provava volontariamente ad applicare la regola della maggioranza dei voti espressi? L'amministratore sgradito si candidava, ma l'assemblea votava contro di lui (es. riceveva l'80%di voti contrari). L'amministratore perdeva tecnicamente l'elezione. Tuttavia, trattandosi di un'elezione non contestata, non c'era nessun candidato sostitutivo (successore) pronto a prendere il suo posto. Risultato: per effetto della legge sul prolungamento della carica, l'amministratore bocciato dagli azionisti rimaneva comunque al suo posto come amministratore "superstite". Il voto degli azionisti diventava inutile. Per risolvere questo corto circuito, il legislatore del Delaware ha, quindi, modificatola Sezione 141(b), introducendo due novità fondamentali sulle modalità di dimissioni dei consiglieri:

1. Le Dimissioni Condizionate a un evento futuro (Conditional Resignations)

La legge ha stabilito esplicitamente che un amministratore può rassegnare le proprie dimissioni indicando che esse diventeranno efficaci solo al verificarsi di un evento futuro. Nel caso specifico, l'evento futuro è "il mancato raggiungimento della maggioranza dei voti espressi nella prossima assemblea".

 2. L'Irrevocabilità delle dimissioni (Irrevocable Resignations)

Prima del 2006, un amministratore poteva offrire le dimissioni e poi ritirarle prima che il Consiglio le accettasse. La nuova Sezione 141(b) ha previsto che le dimissioni condizionate al voto possono essere rese contrattualmente irrevocabili. Grazie a questa modifica, è nato il meccanismo formale, che permette oggi alle società di applicare il voto a maggioranza senza violare la continuità del Consiglio di Amministrazione. Il processo oggi funziona così:                                                                                L’amministratore si candida e firma in anticipo una "Lettera di dimissioni irrevocabili condizionata al voto". All’Assemblea degli Azionisti l'amministratore non ottiene la maggioranza dei voti. Scatta dunque la condizione. Il Consiglio di Amministrazione esamina le dimissioni (già attive e irrevocabili) e decide entro 90 giorni se accettarle o respingerle. Se il Consiglio accetta le dimissioni, il seggio diventa legalmente vacante e il problema dell'amministratore fantasma viene eliminato alla radice. Insieme alla 141(b), nel 2006, è stata modificata anche la Sezione 216, stabilendo che se gli azionisti votano una modifica dello statuto per introdurre il voto a maggioranza, il Consiglio di Amministrazione non può più modificarla o cancellarla unilateralmente. Questo ha dato agli investitori un potere politico definitivo nelle società americane.                                                                

La percentuale di società dell’indice Standard & Poor’s (S&P) 500, che hanno adottato una qualche forma di voto a maggioranza nelle elezioni dei membri del consiglio di amministrazione senza opposizione, è aumentata drasticamente dal 16% nel 2006 all’88% nel 2025. La fonte dei dati relativi alle società dell’indice S&P 500 citati in questo articolo è lo Spencer Stuart Board Index del 2025.

Gli azionisti possono, inoltre, proporre i propri candidati alla carica di amministratore sia prima che durante l’assemblea generale annuale (AGM), sebbene la maggior parte delle società quotate adotti statuti, che prevedono un “preavviso” e richiedono che le candidature pervengano alla società diversi mesi prima dell’AGM. Per sollecitare le deleghe necessarie all’elezione dei propri candidati in una società, che non ha adottato il “proxy access” (accesso alla delega), un azionista deve inviare per posta a tutti gli altri azionisti, a proprie spese, una dichiarazione indipendente di sollecitazione delle deleghe conforme ai requisiti della sezione 14 del Securities Exchange Act del 1934 (l’Exchange Act). La sollecitazione delle deleghe è un processo legale rigidissimo, che negli Stati Uniti rientra sotto la vigilanza della Securities and Exchange Commission (SEC) e in Italia della Consob e che comprende tre elementi:                    

i) Il Proxy Statement (Relazione informativa): un documento obbligatorio e dettagliatissimo, in cui chi sollecita il voto, deve spiegare chi è, quante azioni possiede, se ha conflitti di interesse e, soprattutto, le motivazioni, per cui gli azionisti dovrebbero votare come suggerito;

ii) La Proxy Card (Scheda di delega): il modulo cartaceo o digitale, che l'azionista deve firmare e rispedire indietro per conferire legalmente il proprio potere di voto;

iii) Le Agenzie di Sollecitazione (Proxy Solicitors): poiché contattare milioni di azionisti è difficilissimo, chi fa la sollecitazione assume spesso delle società specializzate (es. Georgeson, MacKenzie Partners). Queste agenzie hanno call center dedicati, che chiamano i grandi fondi di investimento e i piccoli azionisti uno per uno per convincerli a inviare la propria delega. Date tali limitazioni, le sollecitazioni di deleghe indipendenti sono rare e vengono solitamente intraprese solo nel quadro di un tentativo di inserire determinati amministratori nel consiglio di amministrazione o di assumere il controllo societario. Nel 2021, la SEC ha adottato modifiche alle norme federali in materia di deleghe per richiedere l’uso di schede di delega “universali”, che consentono agli azionisti di votare per una combinazione di candidati del management e candidati dissidenti in un’elezione contestata degli amministratori. Le norme sono entrate in vigore per le assemblee degli azionisti tenutesi dopo il 31 agosto 2022. Prima di questa riforma, quando un azionista attivista (dissidente) lanciava una sfida per il controllo del Consiglio di Amministrazione, gli azionisti, che non potevano recarsi fisicamente all'assemblea, ricevevano a casa due schede di voto di colore diverso:

1) La scheda del Management (di solito bianca), che conteneva esclusivamente i nomi dei candidati scelti dalla dirigenza attuale;

2) La scheda del Dissidente (di un altro colore), che conteneva esclusivamente i nomi dei candidati scelti dall'attivista.

Il sistema legale imponeva una regola rigida: l'azionista poteva compilare e rispedire una sola delle due schede. Qualora avesse provato a votare su entrambe, il suo voto sarebbe stato annullato. Per coloro che votavano a distanza non era prevista la possibilità di votare alcuni candidati “sponsorizzati” dal management ed altri “sponsorizzati” dall'attivista. Era costretto a votare solo "tutto il blocco" del management o "tutto il blocco" dell'attivista. L'unico modo per scegliere una combinazione mista era presentarsi di persona all'assemblea (cosa impossibile per la maggior parte dei grandi fondi o piccoli risparmiatori). Con la riforma del 2021, la SEC ha azzerato questa disparità di trattamento. Oggi, sia la società che i dissidenti sono obbligati a distribuire una scheda di voto unica e universale. Questa scheda elenca tutti i candidati, indistintamente: sia quelli proposti dal management sia quelli proposti dai dissidenti. Gli azionisti possono, quindi, finalmente selezionare i singoli profili, che preferiscono, creando la propria combinazione ideale fino al raggiungimento del numero massimo di seggi disponibili.

Inoltre, gli azionisti hanno generalmente il diritto di revocare gli amministratori con o senza giusta causa o, laddove il consiglio sia scaglionato[1], soloper giusta causa (a meno che l'atto costitutivo non disponga diversamente). Il voto necessario per revocare gli amministratori è la maggioranza delle azioni aventi diritto di voto in quel momento in occasione dell’elezione degli amministratori (fatte salve alcune modifiche, ad esempio nel caso, in cui la società abbia adottato il voto cumulativo nelle elezioni degli amministratori) (si veda in proposito DGCL, sezione 141(k)). Tuttavia, poiché molte società quotate in borsa non consentono agli azionisti di convocare assemblee straordinarie o di deliberare mediante consenso scritto, tale potere può risultare difficile da esercitare nella pratica.

La responsabilità degli azionisti per le azioni societarie è generalmente limitata all'importo del loro investimento azionario. Coerentemente con la loro responsabilità limitata, gli azionisti svolgono un ruolo limitato nel controllo e nella gestione della società. Diverse decisioni societarie richiedono l'approvazione degli azionisti. Inoltre, gli azionisti possono tipicamente inibire gli atti ultra vires[2] (si veda la DGCL, sezione 124) e votare su determinate questioni di fondamentale importanza durante l'assemblea generale ordinaria (AGM), inclusa l'elezione degli amministratori (si veda la DGCL, sezione 216).

Decisioni degli azionisti

Quali decisioni devono essere riservate agli azionisti? Quali questioni devono essere sottoposte a un voto non vincolante degli azionisti?

Ai sensi del diritto societario statale, gli azionisti hanno in genere il diritto di partecipare ai seguenti tipi di decisioni:

- elezione degli amministratori, che si tiene almeno una volta all’anno (cfr. DGCL, sezioni 141(d), 211(b) e 216);

- copertura dei posti vacanti nel consiglio di amministrazione e delle cariche di amministratore di nuova creazione, se previsto nell’atto costitutivo o nello statuto (cfr. DGCL, sezione 223);

- revoca degli amministratori (cfr. DGCL, sezione 141(k));

- approvazione o disapprovazione delle modifiche all’atto costitutivo della società (che richiede la previa approvazione del consiglio di amministrazione) o allo statuto, sebbene il consiglio di amministrazione sia in genere autorizzato (nell’atto costitutivo) a modificare lo statuto senza l’approvazione degli azionisti (cfr. DGCL, sezioni 109, 241 e 242); e

- approvazione o rigetto di modifiche fondamentali della società non effettuate nel normale corso degli affari, inclusi fusioni, consolidamenti, scambi obbligatori di azioni o la vendita, la locazione o lo scambio di tutti o di sostanzialmente tutti i beni e le attività della società (cfr., ad esempio, DGCL, sezioni 251(c) e 271).

Altre questioni, che possono essere sottoposte al voto degli azionisti, includono:

- l’approvazione di determinate combinazioni aziendali con azionisti interessati, che sarebbero altrimenti vietate (cfr. DGCL, sezione 203(a)(3));

- l’approvazione della trasformazione in un tipo diverso tipo di entità giuridica (cfr. DGCL, sezione 266);

- l’approvazione del trasferimento, della nazionalizzazione o della continuazione in una giurisdizione estera (cfr. DGCL, sezione 390);

- l’approvazione dello scioglimento e della revoca dello scioglimento (cfr. DGCL, sezioni 275 e 311); e

- la ratifica di atti societari viziati, che avrebbero richiesto l’approvazione degli azionisti (cfr. DGCL, sezione 204(c)).

Agli azionisti può, inoltre, essere richiesto da parte del consiglio di approvare determinate questioni, tra cui:

- operazioni con amministratori o dirigenti interessati (cfr. DGCL, sezione 144);

- la determinazione della legittimità e della correttezza della manleva a favore di un amministratore o di un dirigente (cfr. DGCL, sezione145); oppure

- se previsto nell’atto costitutivo, l’approvazione del prezzo minimo di emissione delle azioni, con o senza valore nominale, e la rivendita delle proprie azioni (cfr. DGCL, sezione 153)[3].

Dal 2011, il Dodd-Frank Wall Street Reform and Consumer Protection Act del 2010 impone alle società quotate statunitensi di indire votazioni consultive[4]separate degli azionisti su:

- la remunerazione dei dirigenti[5]– da tenersi almeno una volta ogni tre anni solari (di norma si tengono votazioni annuali);

- la frequenza con cui tenere tale votazione consultiva sulla remunerazione dei dirigenti (ovvero se debba svolgersi ogni anno, ogni due anni o ogni tre anni) – da tenersi almeno una volta ogni sei anni solari; e

- determinati accordi di compenso relativi a "paracadute d'oro" (golden parachutes) in connessione con un'operazione di fusione o acquisizione sottoposta all'approvazione degli azionisti.

Anche i regolamenti della Borsa di New York (NYSE) e del Nasdaq Stock Market (Nasdaq) richiedono che si ottenga l’approvazione degli azionisti prima di:

- qualsiasi adozione di un piano di remunerazione basato su azioni ai sensi del quale dirigenti o amministratori possano acquisire azioni, fatte salve limitate eccezioni;

- l’emissione di azioni ordinarie a favore di amministratori, dirigenti o determinati azionisti rilevanti, qualora il numero di azioni ordinarie da emettere superi l’1% del numero di azioni ordinarie o l’1% dei diritti di voto in circolazione prima dell’emissione, con alcune eccezioni, tra cui il caso in cui l’emissione costituisca una vendita in contanti a un prezzo pari almeno a un prezzo minimo specificato (NYSE), o possa comportare un aumento delle azioni ordinarie in circolazione o dei diritti di voto pari o superiore al 5% (Nasdaq);

- l’emissione di azioni ordinarie, che conferiranno un potere di voto pari o superiore al 20% del potere di voto precedente a tale emissione o che comporterà l’emissione di un numero di azioni ordinarie pari o superioreal 20% del numero di azioni ordinarie in circolazione prima di tale emissione, fatte salve alcune eccezioni, tra cui qualsiasi offerta pubblica in contanti o qualora l’emissione sia connessa all’acquisizione di azioni o attività di un’altra società e l’emissione, da sola o in combinazione con qualsiasi altra emissione attuale o potenziale di azioni ordinarie connessa a tale acquisizione, sia pari o superi la soglia del 20%; e

- l’emissione di titoli, che comporterà un cambiamento di controllo della società.

Mentre le leggi statali (come la DGCL del Delaware) stabiliscono i requisiti legali minimi di base, i regolamenti dei mercati finanziari (NYSE Listed Company Manual e Nasdaq Listing Rules) impongono vincoli contrattuali molto più stringenti per le società, che vogliono rimanere quotate. Poiché l'emissione di nuove azioni per i manager crea una diluizione della quota dei soci attuali e può configurare un potenzialeconflitto di interessi, il NYSE e il Nasdaq richiedono che quasi tutti i piani di piani di stock option o assegnazione di azioni a favore di amministratori e dirigenti ricevano l'approvazione formale dell'assemblea. Quando la società intende emettere azioni a favore di insider (amministratori, dirigenti o grandi azionisti stabili), scattano tutele rigidissime per evitare che la dirigenza emetta azioni a sé stessa a prezzi di favore.

NYSE: Il voto dei soci è obbligatorio se l'emissione supera la soglia dell'1% del capitale o del voto preesistente. C'è un'eccezione se si tratta di una vendita per contanti al valore di mercato (prezzo minimo specificato).

Nasdaq: Applica tutele analoghe sul conflitto diinteressi e sulla diluizione azionaria se l'operazione con soggetti correlati rischia di espandere le azioni in circolazione o il potere di voto del 5% o più.

Se una società intende emettere un blocco massiccio di nuove azioni, anche a soggetti terzi (ad esempio per finanziare una grossa acquisizione societaria), deve chiedere il permesso agli azionisti se l'emissione è pari o superiore al 20% delle azioni o del potere di voto in circolazione. Un'emissione del 20% diluisce, infatti, pesantemente il valore finanziario e il peso politico di tutti i soci attuali. La regola non si applica se le azioni vengono vendute tramite una normale offerta pubblica registrata, poiché si presume che il prezzo sia stabilito equamente dal mercato aperto. In ultima analisi, qualsiasi transazione finanziaria o emissione di titoli che, a prescindere dalle percentuali matematiche coinvolte, determini un cambio nel controllo di fatto dell'azienda (ovvero il passaggio del potere decisionale a un nuovo soggetto o gruppo di controllo) deve essere obbligatoriamente approvata dall'assemblea degli azionisti.

Diritti di voto sproporzionati

In che misura sono consentiti diritti di voto sproporzionati o limitazioni all’esercizio dei diritti di voto?

Ai sensi della legge statale, una società per azioni può emettere classi di azioni con diritti di voto diversi, diritti di voto limitati e persino senza diritti di voto, purché tali diritti siano descritti nell’atto costitutivo della società (cfr. DGCL, sezione 151). Se, tuttavia, una società emette una classe di azioni ordinarie senza diritto di voto, deve disporre di una classe di azioni ordinarie in circolazione con pieno diritto di voto. La Sezione 151 della DGCL è la norma, che conferisce al Consiglio di Amministrazione e ai fondatori, il potere di "disegnare" la struttura azionaria come meglio credono. Tutte le caratteristiche speciali, i privilegi, le limitazioni o l'assenza stessa del diritto di voto di una specifica classe di azioni devono, tuttavia, essere esplicitamente e dettagliatamente descritte nell'atto costitutivo. Se una regola sul voto non è scritta nell'atto costitutivo depositato presso lo Stato, non ha valore legale. Questa flessibilità permette di creare non solo le strutture a doppia classe (Dual-Class Structures con azioni a voto plurimo), ma anche azioni destinate ai dipendenti o a determinati investitori finanziari, che offrono diritti economici (dividendi) ma escludono del tutto la partecipazione alle decisioni assembleari (no voting rights). Se il management decide di emettere azioni ordinarie prive del diritto di voto, la legge impone un limite insuperabile: deve obbligatoriamente esistere e rimanere in circolazione un'altra classe di azioni ordinarie, che detenga i pieni diritti di voto. La ratio risiede, ovviamente, nel fatto che il potere di controllo e la responsabilità finale della gestione aziendale devono risiedere in capo a qualcuno. Deve sempre esistere un gruppo di azionisti (anche composto da una sola persona o dai fondatori), che abbia il potere legale di eleggere il Consiglio di Amministrazione, approvare le modifiche straordinarie e convalidare i bilanci. Non è ammesso che una società "azzeri" completamente il diritto di voto ordinario per tutti i suoi titoli in circolazione.

Anche le norme di quotazione del NYSE e del Nasdaq consentono classi di azioni con diritti di voto diversi; tuttavia, tali norme vietano alle società quotate di ridurre o limitare in modo diseguale i diritti di voto degli azionisti esistenti in modo unilaterale. Il divieto descritto si basa su una storica norma armonizzata tra le borse statunitensi, nota storicamente come Rule 19c-4 della SEC, oggi integrata direttam ente nei manuali di quotazione del NYSE e del Nasdaq. Questa regola vieta alle società già quotate di compiere azioni, che abbiano l'effetto di esautorare o depotenziare retroattivamente il peso politico degli azionisti attuali. In particolare, una società, che si quota in borsa per la prima volta, può presentarsi al mercato con una struttura a doppia classe (Dual-Class). Se gli investitori decidono di comprare azioni di Classe A (1 voto) sapendo che i fondatori hanno azioni di Classe B (10 voti), stanno accettando consapevolmente le regole del gioco. Non c'è alcun inganno o danno unilaterale. Se una società, invece, è già quotata e ha un'unica classe di azioni ordinarie secondo il principio "un'azione, un voto", il Consiglio di Amministrazione non può approvare una ricapitalizzazione o emettere una nuova classe di azioni super-votanti destinata solo ai fondatori, perché questo ridurrebbe in modo sproporzionato il peso percentuale del voto degli azionisti, che avevano già investito nell'azienda. Le regole del NYSE e del Nasdaq specificano che l'unilateralità e la sproporzione si configurano tipicamente attraverso operazioni quali:

i) L'emissione di dividendi in azioni dotate di diritti di voto superiori rispetto alle azioni ordinarie in circolazione;

ii) Lo scambio di azioni ordinato in modo tale che solo determinati azionisti (gli insider) possano convertire i propri titoli in azioni a voto maggiorato;

iii) L'introduzione post-quotazione di tetti al voto, che si attivino solo al superamento di determinate soglie, penalizzando unicamente i nuovi grandi acquirenti.

In sintesi, i mercati finanziari statunitensi applicano il principio per cui lo status quo dei diritti di voto non può essere peggiorato dopo che la società ha iniziato a raccogliere capitali dal pubblico dei risparmiatori.

In questo scenario vale la pena menzionare alcune posizioni di rilievo. Ad esempio, BlackRock[6] riconosce che le società di recente quotazione in borsa possano trarre vantaggio da una struttura a doppia classe azionaria, ma ne sostiene una durata limitata tramite una clausola di scadenza o un’approvazione periodica da parte degli azionisti. Il Council of Institutional Investors (CII) e il California Public Employees’ Retirement System (CalPERS) hanno espresso la loro opposizione alle azioni senza diritto di voto. Il CII fa parte della Investor Coalition for Equal Votes, lanciata nel 2022 dal fondo pensione britannico Railpen e da diversi fondi pensione statunitensi, e incoraggia le società di recente quotazione con strutture azionarie a doppia classe a includere una clausola di “scadenza” ragionevole basata sul tempo (ad esempio, sette anni o meno), che limiti le azioni con diritto di voto privilegiato. Institutional Shareholder Services (ISS) raccomanderà generalmente di votare contro o di astenersi dal voto nei confronti di singoli amministratori, membri dei comitati o dell’intero Consiglio di Amministrazione (ad eccezione dei nuovi candidati, che dovrebbero essere valutati caso per caso) qualora la società adotti una struttura azionaria con diritti di voto diseguali. Esistono alcune eccezioni limitate a questa politica, tra cui quelle relative alle società di recente quotazione in borsa con una clausola di scadenza non superiore a sette anni dalla data di quotazione. Glass Lewis ritiene che le strutture azionarie a più classi di voto non siano in genere nel miglior interesse degli azionisti ordinari e raccomanderà generalmente di votare contro il presidente del comitato di governance nelle società con una struttura azionaria a più classi e diritti di voto diseguali, qualora la società non preveda una scadenza ragionevole per la struttura azionaria a più  classi (generalmente sette anni o meno). Nel caso di un Consiglio di Amministrazione, che adotti una struttura azionaria a più classi in relazione a un’offerta pubblica iniziale (IPO), Glass Lewis raccomanderà generalmente di votare contro tutti i membri del consiglio di amministrazione in carica al momento dell’IPO se il consiglio: (1) non si è anche impegnato a sottoporre la struttura a più classi al voto degli azionisti durante la prima assemblea degli azionisti della società successiva all’IPO; oppure (2) non ha previsto una scadenza ragionevole per la struttura a più classi (generalmente sette anni o meno). Glass Lewis raccomanderà generalmente agli azionisti di votare a favore delle proposte di ricapitalizzazione volte ad eliminare le strutture azionarie a doppia classe. Analogamente, raccomanderà generalmente di votare contro le proposte volte ad adottare una nuova classe di azioni ordinarie.

Assemblee degli azionisti e votazioni

Esistono requisiti particolari per la partecipazione degli azionisti alle assemblee generali degli azionisti o per l’esercizio del diritto di voto? Gli azionisti possono deliberare mediante consenso scritto senza che si tenga un’assemblea? Sono consentite le assemblee virtuali degli azionisti?

In generale, tutti gli azionisti, alla data di registrazione fissata dal Consiglio di Amministrazione, possono partecipare all’ assemblea generale annuale (AGM) della società e hanno diritto di voto (a meno che non detengano azioni senza diritto di voto) di persona o per delega (cfr. DGCL, sezioni 212(b) e (c) e 213). La nomina del rappresentante può avvenire per iscritto (sebbene il DGCL non prescriva un modulo specifico), per telefono o per via elettronica.

Inoltre, la sezione 14 dell’Exchange Act e i relativi regolamenti della SEC stabiliscono norme sostanziali e procedurali relative alla sollecitazione delle deleghe degli azionisti per l’approvazione di deliberazioni societarie durante le AGM e le assemblee straordinarie degli azionisti. Gli emittenti privati stranieri sono esenti dalle disposizioni della sezione 14 e dei relativi regolamenti nella misura in cui questi riguardino la sollecitazione di deleghe da parte degli azionisti. A questo proposito, vale la pena sottolineare come la SEC riconosca uno status giuridico speciale alle società non statunitensi, che scelgono di quotarsi sui mercati americani (come il NYSE o il Nasdaq). Per favorire l'accesso dei capitali esteri a Wall Street ed evitare conflitti con gli ordinamenti originari delle società, infatti, l'ordinamento federale americano applica il principio della “comity”, esentando queste aziende da alcune delle norme più severe e costose applicate alle corporations domestiche. Conseguentemente, un emittente straniero (ad esempio, una grande società italiana, tedesca o giapponese quotata a New York) non è soggetto alla Sezione 14(a) del Securities Exchange Act del 1934. Non ha, pertanto, l'obbligo di redigere, registrare presso la SEC e inviare agli investitori americani il complesso e rigoroso Proxy Statement  (il modulo Schedule 14A) in occasione delle assemblee annuali, ma potrà seguire esclusivamente le regole di governance e di informativa societaria in vigore nel proprio Paese d'origine). Ad esempio, una società italiana applicherà le norme del Codice Civile e del TUF (Testo Unico della Finanza), in materia di convocazione assembleare e raccolta deleghe, limitandosi a tradurre e trasmettere tali documenti informativi alla SEC tramite il più snello modulo Form 6-K.

Gli azionisti possono deliberare mediante consenso scritto senza bisogno di una riunione, salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo (cfr. DGCL, sezione 211(b)). La maggior parte delle società incluse nell’indice Standard & Poor (S&P) 500 non consente l’esercizio dei diritti degli azionisti tramite consenso scritto (ad eccezione dei casi, in cui siano richiesti il consenso unanime o la maggioranza qualificata).

La sezione 211 del DGCL consente a una società del Delaware di tenere un’assemblea degli azionisti in modalità virtuale, a condizione che adotti misure per consentire agli azionisti di partecipare e votare all’assemblea e di verificare l’identità dei votanti, e che conservi la documentazione specificata. Prima del 2020, un numero esiguo ma in crescita di società statunitensi teneva assemblee annuali degli azionisti virtuali, in genere in uno dei due formati seguenti: esclusivamente online, senza la possibilità per gli azionisti di partecipare a un’assemblea in presenza; oppure con un approccio ibrido, in cui si tiene un’assemblea in presenza aperta alla partecipazione online degli azionisti, che non sono fisicamente presenti all’assemblea. I principali vantaggi delle assemblee virtuali degli azionisti sono una maggiore partecipazione degli azionisti e un risparmio sui costi. Il numero di società statunitensi, che organizzano assemblee annuali degli azionisti esclusivamente virtuali è aumentato vertiginosamente nel 2020, quando la pandemia di COVID-19 ha reso impossibili o sconsigliabili le assemblee inpresenza. Da allora, le società e i fornitori di servizi hanno acquisitoesperienza e le assemblee virtuali degli azionisti – sia esclusivamente virtuali che ibride – sono diventate una pratica comune tra le società statunitensi.

Attualmente, ISS predilige un approccio ibrido, ma non hauna politica, che raccomandi di votare contro gli amministratori delle società, che tengono assemblee esclusivamente virtuali. ISS voterà generalmente a favore delle proposte del management, che consentono lo svolgimento di assemblee virtuali, purché queste non precludano lo svolgimento di assemblee in presenza. L'ISS incoraggia le società, che tengono assemblee esclusivamente virtuali, a rendere note le circostanze, in cui tali assemblee si terrebbero e a garantire agli azionisti diritti e opportunità di partecipazione per via elettronica paragonabili a quelli di cui godrebbero durante un’assemblea in presenza. L'ISS voterà caso per caso sulle proposte degli azionisti relative alle assemblee esclusivamente virtuali, tenendo conto della portata e della motivazione della proposta, nonché delle preoccupazioni individuate in merito alle precedenti prassi assembleari della società. Analogamente, Glass Lewis preferisce un approccio ibrido.Glass Lewis potrebbe raccomandare di votare contro i membri del comitato di governance qualora una società scelga di tenere un’assemblea degli azionisti esclusivamente virtuale senza fornire, nella propria dichiarazione di delega, informazioni sufficienti a garantire che agli azionisti vengano concessi gli stessi diritti e le stesse opportunità di partecipazione che avrebbero in un’assemblea in presenza.

Alcuni grandi investitori istituzionali (ad esempio, CalPERS[7] e i Fondi pensionistici della città di New York) si oppongono in generale alle assemblee degli azionisti esclusivamente virtuali e potrebbero votare contro gli amministratori delle società, che le organizzano. Negli ultimi anni, i Fondi pensionistici della città di New York hanno rivisto le proprie politiche per limitare la loro opposizione alle assemblee esclusivamente virtuali quando circostanze specifiche (comprese le emergenze sanitarie pubbliche) rendono la partecipazione in presenza impraticabile o sconsigliabile.

Nel 2022, il CII ha aggiornato le proprie politiche di corporate governance per garantire alle società una maggiore flessibilità riguardo alla forma delle loro assemblee degli azionisti. Le politiche aggiornate stabiliscono che le società dovrebbero riconoscere che molti investitori preferiscono le assemblee in presenza, ma dovrebbero avere “la flessibilità di scegliere una forma in presenza, ibrida o esclusivamente virtuale a seconda della propria base azionaria e delle circostanze attuali”. Le società dovrebbero utilizzare la tecnologia virtuale “come strumento per ampliare, e non limitare, la partecipazione all’assemblea degli azionisti”, rendere note le circostanze in cui si terrebbe un’assemblea esclusivamente virtuale e garantire agli azionisti, che partecipano virtualmente, diritti e opportunità analoghi a quelli di chi partecipa di persona.

Sempre nel 2022, il Delaware ha apportato una serie di modifiche al DGCL, che incidono sulle assemblee degli azionisti. In primo luogo, il Delaware ha modificato la sezione 219 del DGCL, in modo tale che non sia più necessario che l’elenco degli azionisti aventi diritto di voto sia disponibile durante lo svolgimento dell’assemblea. Le società devono, invece, rendere l’elenco disponibile per la consultazione per un periodo di 10 giorni, che termina il giorno prima della data dell’assemblea, sia su una rete elettronica ragionevolmente accessibile sia durante l’orario di lavoro presso la sede principale della società. In secondo luogo, il Delaware ha modificato la sezione 222 del DGCL per chiarire che la convocazione di un’assemblea degli azionisti è disciplinata dalla sezione 232 del DGCL, che consente espressamente l’invio elettronico delle convocazioni. La sezione 222 è stata inoltre modificata per consentire l’aggiornamento dell’assemblea in caso di guasti tecnici e la prosecuzione dell’assemblea in remoto.

Azionisti e consiglio di amministrazione

Gli azionisti hanno la facoltà di richiedere la convocazione delle assemblee degli azionisti, di sottoporre deliberazioni e nomine di amministratori al voto degli azionisti contro la volontà del consiglio, o di imporre al consiglio di diffondere dichiarazioni prodotte da azionisti dissidenti?

In generale, la legge statale prevede che ogni azionista abbia il diritto di presentare istanza al tribunale per ottenere la convocazione di un’assemblea generale annuale qualora il Consiglio di Amministrazione non l’abbia tenuta entro un determinato periodo di tempo (cfr.sezione 211 del DGCL). Le assemblee straordinarie degli azionisti possono essere convocate da chiunque sia autorizzato a farlo in base all’atto costitutivo o allo statuto della società, oppure secondo quanto previsto dalla legge statale. La maggior parte delle società dell’indice S&P 500 consente agli azionisti, che soddisfano un requisito minimo di partecipazione effettiva, (ad esempio il 20% o il 10%) di convocare assemblee straordinarie.

Qualsiasi azionista di una società soggetta all’obbligo di rendicontazione, che sia idoneo a sottoporre questioni all’assemblea degli azionisti ai sensi della legge statale o dei documenti costitutivi della società, può, a proprie spese, sollecitare deleghe da parte degli azionisti a favore di qualsiasi proposta, comprese le candidature degli amministratori.Tali sollecitazioni di deleghe da parte degli azionisti devono essere conformi alla sezione 14 dell’Exchange Act e ai relativi regolamenti della SEC, ma non necessitano dell’approvazione del Consiglio di Amministrazione.

Nelle circostanze descritte in dettaglio nella Regola 14a-8 dell’Exchange Act, una società soggetta a obbligo di rendicontazione deve includere la proposta di un azionista nella documentazione relativa alla delega e identificarla nel modulo di delega. L’azionista può inoltre presentare una dichiarazione a sostegno di 500 parole da includere nella documentazione di sollecitazione delle deleghe della società. Ciò consente al proponente di evitare i costi associati a una sollecitazione indipendente. Nel 2020 la SEC ha adottato modifiche alle norme, che hanno inasprito i requisiti di ammissibilità per la presentazione di una proposta degli azionisti, introducendo un approccio a più livelli in base al livello di partecipazione azionaria e al relativo periodo di detenzione: almeno 2.000 dollari USA se detenuta per almeno tre anni, almeno 15.000 dollari USA se detenuta per almeno due anni e almeno 25.000 dollari USA se detenuta per almeno un anno.

In circostanze specifiche, una società è autorizzata a escludere una proposta degli azionisti dalla propria sollecitazione di deleghe; storicamente, ciò avveniva dopo aver ottenuto un’esenzione “no-action” da parte del personale della SEC, il quale riconosceva l’esistenza di una base giuridica per escludere la proposta ai sensi della Regola 14a-8 dell’Exchange Act (ad esempio, se la proposta riguardava una questione relativa alle normali operazioni commerciali della società).

Nel luglio 2022, la SEC ha proposto alcune modifiche normative volte ad aggiornare tre dei fondamenti sostanziali per l’esclusione delle proposte degli azionisti: l’esclusione per “attuazione sostanziale” di cui alla norma 14a-8(i)(10), l’esclusione per “duplicazione” di cui alla norma14a-8(i)(11) e l’esclusione per “ripresentazione” di cui alla norma14a-8(i)(12). Le modifiche proposte prevedrebbero che una proposta:

- possa essere esclusa in quanto sostanzialmente attuata se "la società ha già attuato gli elementi essenziali della proposta";

- "duplichi sostanzialmente” un’altra proposta se “affronta lo stesso argomento e persegue lo stesso obiettivo con gli stessi mezzi”; e

- costituisca una ripresentazione se “duplica sostanzialmente” una proposta precedente, utilizzando lo stesso criterio proposto nel punto precedente.

Tuttavia, la SEC ha formalmente ritirato le modifiche proposte nel giugno 2025, aggiungendo che qualsiasi futura potenziale attività normativa “deve ripartire da zero con una nuova proposta e una nuova opportunità di consultazione pubblica”.

Alla fine del 2025, la Divisione di Finanza Societaria della SEC ha annunciato che, per la stagione delle deleghe che va dal 1° ottobre 2025 al 30 settembre 2026, il proprio personale non avrebbe fornito risposte sostanziali alle richieste di non intervento ai sensi della Regola 14a-8 relative a qualsiasi motivo di esclusione diverso dalla Regola 14a-8(i)(1). Tuttavia, le società sono comunque tenute a fornire l’avviso “a solo scopo informativo” qualora intendano escludere una proposta dalla documentazione relativa alla delega.

Dal 2011, le società non possono escludere dai propri materiali per il voto di delega (proxy materials) le proposte degli azionisti (siano esse di natura raccomandatoria/consultiva o vincolante) relative a modifiche dello statuto, che stabiliscano procedure per la nomina di candidati amministratori da parte degli azionisti e per la loro inclusione nei materiali per il voto di delega della società, a condizione che la proposta non sia altrimenti escludibile ai sensi della Rule 14a-8. Questa modifica alla Regola 14a-8 ha facilitato lo sviluppo dell’accesso tramite delega (proxy access) attraverso accordi privati presso le società costituite in Stati, in cui ciò è consentito, poiché gli azionisti possono istituire un regime di nomina da parte degli azionisti tramite una modifica vincolante dello statuto o richiedere, tramite una proposta non vincolante degli azionisti, che tale modifica dello statuto venga adottata dal Consiglio di Amministrazione. Il processo di regolamentazione privata per l’adozione dell’accesso tramite delega ha acquisito notevole slancio dal 2015 al 2020, ma ora è stato di fatto soppiantato dalle schede di delega “universali”.

Nel 2021, la SEC ha adottato modifiche alle norme federali in materia di delega per rendere obbligatorio l’uso delle schede di delega universali. Le nuove norme hanno modificato i metodi, con cui le società quotate in borsa e gli azionisti hanno sollecitato le deleghe per decenni e consentono agli azionisti di votare per una combinazione di candidati della dirigenza e dissidenti in un’elezione contestata degli amministratori. Le schede di delega universali sono ora obbligatorie nelle elezioni contestate degli amministratori presso le società statunitensi a partire dal 31 agosto 2022. Le nuove norme hanno ridefinito il processo attraverso il quale gli offerenti ostili, gli hedge fund attivisti, gli attivisti sociali e ambientali e altri azionisti dissidenti possono utilizzare le elezioni degli amministratori per influenzare la governance aziendale e le politiche delle società quotate. Le nuove norme hanno inoltre modificato alcuni requisiti in materia di delega e di informativa relativi alle opzioni di voto e agli standard applicabili a tutte le elezioni degli amministratori, siano esse contestate o meno.

Gli azionisti possono agire mediante consenso scritto senza necessità di assemblea, salvo diversa disposizione prevista dall’atto costitutivo. La maggior parte delle società dell’indice S&P 500 non consente l’azione degli azionisti mediante consenso scritto (ad eccezione dei requisiti di unanimità o di maggioranza qualificata).

Nel febbraio 2025, il personale della Division Corporation Finance, uno dei dipartimenti operativi più importanti della SEC, ha pubblicato il Bollettino giuridico n. 14M (CF), che ha abrogato le precedenti linee guida contenute nel Bollettino giuridico n. 14L (2021), ai sensi del quale se una proposta presentata da un azionista toccava temi con un"ampio impatto sociale" (es. il cambiamento climatico o i diritti umani), la società non poteva escluderla, anche se quell'argomento nonc'entrava nulla con il business quotidiano dell'azienda. Le nuove linee guida ampliano significativamente la facoltà delle società di escludere le proposte degli azionisti ai sensi della Regola 14a-8. In particolare, si ripristina la regola numerica rigida. Di conseguenza, se una proposta riguarda attività, che contano per meno del 5% degli asset, delle vendite o degli utili dell'azienda, la proposta può essere cestinata. Inoltre, le società possono escludere le proposte se dimostrano che l'azionista sta cercando di fare "micromanagement", intromettendosi, cioè, nelle scelte operative quotidiane riservate al management. Storicamente, se una società voleva escludere una proposta, chiedeva una lettera di no-action alla SEC: una sorta di "benestare", in cui l'autorità confermava che non avrebbe sanzionato l'azienda per aver rimosso la proposta. Le nuove linee guida hanno determinato un aumento delle richieste di non intervento per la stagione delle deleghe del 2025. Questa tendenza ha subito una svolta durante la stagione delle proposte 2025–2026, in seguito all’annuncio della SEC, secondo cui la Divisione di Finanza Societaria non avrebbe più risposto nel merito alle richieste di no-action, ad eccezione di quelle basate sulla violazione delle leggi statali (la Rule14a-8(i)(1)). Questa parziale sospensione si è completata definitivamente il 14 agosto 2026, data in cui la SEC ha annunciato il suo ritiro totale da qualsiasi risposta di no-action, muovendosi persino verso una proposta di completa abrogazione della Rule 14a-8 per lasciare la materia alle sole leggi dei singoli Stati. Non potendo più contare sullo "scudo protettivo" e sul parere scritto della SEC, le società hanno modificato la propria tattica legale:

- invece di chiedere il parere dell'autorità, si limitano a inviare una formale notifica di esclusione ai sensi della Rule 14a-8(j);

- la società dichiara unilateralmente, sotto la propria responsabilità legale, di avere basi ragionevoli per escludere la proposta. Di conseguenza, il campo di battaglia legale si sposta fuori dalla SEC, lasciando che siano i tribunali ordinari federali o statali a decidere se l'esclusione sia legittima qualora gli azionisti dissidenti decidano di fare causa alla società.

 

Obblighi degli azionisti di controllo

Gli azionisti di controllo hanno dei doveri nei confronti della società o degli azionisti di minoranza? In caso affermativo, è possibile intentare un'azione esecutiva/giudiziaria contro gli azionisti di controllo per la violazione di tali doveri?                                                                                                         

Nel diritto societario statunitense (e secondo la consolidata giurisprudenza delle corti del Delaware), gli azionisti di controllo hanno doveri fiduciari sia nei confronti della società sia, soprattutto, nei confronti degli azionisti di minoranza. Lo status di azionista di controllo si configura in due casi: 1) se il socio possiede più del 50% dei diritti di voto, oppure 2) se possiede una quota inferiore (anche il 10% o 20%) ma esercita un controllo effettivo e dominante sulla gestione aziendale e sulle decisioni del Consiglio di Amministrazione. Gli azionisti di controllo hanno gli stessi doveri previsti a carico degli amministratori: il dovere di diligenza (Duty of Care) e il dovere di lealtà (Duty of Loyalty). Quest'ultimo impone all'azionista di maggioranza di non utilizzare il proprio potere per estrarre benefici privati a danno o a esclusione della minoranza. Conseguentemente, quando un azionista di controllo avvia un'operazione, in cui ha un interesse personale (es. una fusione con un'altra società da lui interamente posseduta, o il riacquisto totale delle azioni per delistare la società), la transazione è considerata intrinsecamente affetta da conflitto di interessi. I tribunali del Delaware non applicano, in questo caso, la regola della discrezionalità manageriale (Business Judgment Rule), ma applicano il severissimo standard della Entire Fairness. L'azionista di controllo ha l'onere della prova e deve dimostrare in tribunale due elementi:

  1. Fair Dealing (Equità Procedurale): l'operazione è stata negoziata in modo corretto? (Ad esempio, istituendo un comitato speciale di amministratori indipendenti e richiedendo il voto favorevole della maggioranza della minoranza - la regola Majority-of-the-Minority)
  2. Fair Price (Equità del Prezzo): il valore economico corrisposto agli azionisti di minoranza era finanziariamente congruo ed equo

Quando un azionista di controllo trasferisce il controllo della società a un terzo, tale obbligo può estendersi anche ai creditori e ai detentori di titoli privilegiati. Un azionista di controllo, che risulti aver violato un obbligo nei confronti degli azionisti di minoranza in occasione della cessione del controllo, può essere ritenuto responsabile per l’intero ammontare del danno subito, anziché solo per il prezzo di acquisto pagato o per l’importo del premio di controllo. Gli azionisti di minoranza possono intentare azioni legali contro un azionista di controllo per violazione dell’obbligo fiduciario sia a titolo derivato che diretto, a seconda della natura del danno subito. Nel primo caso, viene intentata dal socio di minoranza per conto e a beneficio della società (DGCL, Sezione 327). Viene utilizzata quando il danno causato dall'azionista di controllo ha colpito direttamente il patrimonio aziendale (es. se ha costretto la società a comprare un asset a un prezzo follemente gonfiato). L'eventuale risarcimento viene versato nelle casse della società. L’azione diretta viene intentata dal socio in nome proprio o per conto di tutti i soci di minoranza. Si utilizza quando il danno colpisce direttamente i diritti contrattuali o economici del socio (es. in una fusione, in cui le azioni della minoranza vengono liquidate a un prezzo ingiustamente basso). Il risarcimento in questo caso va direttamente nei portafogli degli azionisti danneggiati.

 Nel marzo 2025, il Delaware ha modificato la Sezione 144 della DGCL per creare clausole di salvaguardia più chiare per le operazioni, che comportano conflitti di interesse da parte di amministratori, dirigenti e azionisti di controllo. Le modifiche specificano procedure (quali l'approvazione da parte di amministratori non interessati o di azionisti non interessati) in grado di proteggere tali operazioni dalla responsabilità per violazione dei doveri fiduciari e tentano di fornire una maggiore prevedibilità nell'evitare il sindacato di totale equità (Entire Fairness Review). In particolare, i due pilastri procedurali standardizzati per attivare lo scudo protettivo sono:

- approvazione dei consiglieri indipendenti: l'operazione deve essere esaminata, negoziata e approvata in buona fede da un comitato speciale composto esclusivamente da amministratori, che non hanno alcun interesse economico nell'affare;

- approvazione degli azionisti non interessati: la transazione deve ricevere il voto favorevole della maggioranza dei soci di minoranza esterni al conflitto (la storica regola del Majority-of-the-Minority).

Se una società segue scupolosamente queste procedure codificate dalla legge, l'operazione ottiene lo scudo protettivo:

- l'onere della prova si inverte o lo standard di controllo giudiziario degrada favorevolmente dall'Entire Fairness alla molto più permissiva Business Judgment Rule (Regola della discrezionalità manageriale);

- sotto la Business Judgment Rule, i tribunali presumono che i manager abbiano agito correttamente e si rifiutano di giudicare il merito economico dell'affare, a meno che i soci dissidenti non riescano a dimostrare casi estremi di frode o di palese irrazionalità.

          

Responsabilità degli azionisti

Gli azionisti possono mai essere ritenuti responsabili per gli atti o le omissioni della società?

La regola cardine e universale del diritto societario statunitense (sancita in modo cristallino dalla Sezione 102(b)(6) della DGCL) è che la responsabilità degli azionisti è tassativamente limitata al capitale investito. Una volta pagato il prezzo di acquisto delle proprie azioni, il socio non risponde mai con il proprio patrimonio personale dei debiti o dei danni causati dall'azienda, la quale possiede una personalità giuridica distinta ed autonoma. In circostanze eccezionali, possono applicarsi delle deroghe. La prima e più rilevante configurazione si verifica quando si giunge al superamento dello schermo societario (Piercing the Corporate Veil). Ciò richiede la compresenza di due fattori: i) da un lato, che la società non abbia una reale vita propria, non rispetti le formalità societarie (es. omessa convocazione delle assemblee, assenza di conti bancari separati) e sia una mera facciata sotto il totale dominio del socio; ii) dall'altro, che tale struttura sia stata deliberatamente utilizzata come uno strumento fittizio per perpetrare frodi, eludere la legge o sottrarsi a obbligazioni contrattuali preesistenti.  

La stessa Sezione 102(b)(6) della DGCL specifica che l'azionista non risponde dei debiti aziendali "salvo il caso in cui possa essere ritenuto responsabile a causa della propria condotta o dei propri atti". Un azionista risponde personalmente se:

- Firma fideiussioni personali: nelle piccole o medie imprese, le banche o i fornitori concedono credito alla società solo se il socio principale firma una garanzia personale. In caso di default, il socio risponde in solido;

- Compimento di illeciti civili: se un socio (che è anche manager o dipendente) commette materialmente una frode, una truffa o un atto illecito nello svolgimento degli affari sociali, la responsabilità per il danno extracontrattuale colpisce sia la società sia il socio individualmente come autore materiale dell'illecito;

- Concorso in violazione di doveri fiduciari: recenti evoluzioni giurisprudenziali del Delaware confermano che un azionista che "partecipi consapevolmente" o istighi la violazione del dovere di lealtà da parte di un amministratore da lui designato può essere chiamato a risarcire i danni per concorso.

Sempre ai sensi della Sezione 102(b)(6) della legge del Delaware, una società ha la facoltà (estremamente rara nella pratica delle società commerciali, ma teoricamente possibile) di inserire una clausola specifica nel proprio atto costitutivo, che preveda esplicitamente e volontariamente l'estensione della responsabilità personale in capo agli azionisti per determinati debiti aziendali e a scadenze prefissate.

In sintesi, la risposta al quesito sulla responsabilità degli azionisti è no, in linea ordinaria, per via della separazione patrimoniale perfetta; sì, in via eccezionale, se l'azionista abusa della forma societaria per scopi fraudolenti, compie illeciti personali o rinuncia pattiziamente alla limitazione del rischio.

[1] È una struttura di governance difensiva, in cui i membri del Consiglio di Amministrazione non scadono tutti insieme, ma sono divisi in classi (es. tre classi). Ogni anno scade solo una classe (es. il 33% dei seggi). Questo rende molto più difficile per un attivista sostituire l'intero Consiglio in una sola assemblea, e la legge generalmente permette la revoca di questi amministratori solo in presenza di una grave colpa legale.

[2] Nel diritto anglosassone, un atto ultra vires è un'azione compiuta dalla società che va oltre i poteri e l'oggetto sociale stabiliti nel proprio statuto. Gli azionisti possono chiedere a un giudice un'ingiunzione per bloccare tale atto.

[3] Nel diritto italiano, la disciplina è molto più rigida rispetto al Delaware: l'articolo 2357-ter del Codice civile stabilisce che gli amministratori non possono disporre delle azioni proprie se non previa autorizzazione obbligatoria dell'assemblea degli azionisti, la quale deve stabilire preventivamente le modalità e i limiti di prezzo della rivendita. Nel Delaware, invece, l'autorizzazione dei soci è puramente eventuale e scatta solo se esplicitamente cercata o blindata nell'atto costitutivo.

[4] Come specifica il testo, si tratta di un voto consultivo (advisory vote). Significa che non è legalmente vincolante: se la maggioranza degli azionisti vota contro il piano, la società non è obbligata per legge a ridurlo o cancellarlo.

[5] In Italia il sistema è più rigido. Il D.Lgs. 49/2019 (che ha recepito la direttiva europea Shareholder Rights Directive II) prevede che l'assemblea delle società quotate italiane voti sulla politica di remunerazione dei manager con un voto vincolante per la prima sezione del documento (le linee guida future) e con un voto consultivo sulla seconda sezione (i compensi effettivamente corrisposti l'anno precedente).

 [6] I grandi fondi di investimento come BlackRock possiedono contemporaneamente azioni di migliaia di società quotate in tutto il mondo. Per questi investitori è materialmente impossibile analizzare i bilanci, i contratti dei manager o i candidati amministratori di ogni singola azienda prima di ogni assemblea. Si avvalgono, pertanto, dei servizi di Proxy Advisor, come, ad esempio, ISS e GlassLewis, che analizzano la documentazione societaria per conto dei fondi e pubblicano dei report dettagliati, che contengono raccomandazioni di voto.

[7]California Public Employees' Retirement System (Sistema di pensionamento dei dipendenti pubblici della California). Si tratta di un'agenzia statale americana, che gestisce il più grande fondo pensione pubblico degli Stati Uniti.

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